Steven Universe – La Recensione

Steven Universe

creato da Rebecca Sugar – 2014

Cartoon Network

E anche questo mese finisco per parlarvi non di un libro, ma di una serie tv. Una serie animata, questa volta.

Che posso farci, leggendo il tema di questo mese il primo collegamento che mi è venuto in mente è con Steven Universe, serie animata statunitense prodotta da Cartoon Network Studios e creata da Rebecca Sugar, compositrice ed ex scrittrice di Adventure Time.

Per chi non lo conoscesse, la storia racconta di un bambino, Steven, per metà umano e per metà Gemma (le Gemme sono una specie extraterrestre ultra-millenaria asessuata ma dall’aspetto marcatamente femminile, munita di tecnologia avanzatissima e dotata di poteri sovrumani e “magici”) che vive con il padre e con altre tre Gemme, amiche della madre defunta, e che deve imparare ad utilizzare i suoi poteri di Gemma per proteggere la sua casa e la Terra da minacce aliene. Già questo incipit è molto ristretto. Ci sono moltissimi aspetti di cui vorrei parlare, moltissimi momenti e scene che varrebbe la pena citare, moltissimi simbolismi e riferimenti utilizzati in maniera impeccabile, ma se lo facessi dovrei per forza riempirvi di spoiler. E che gusto ci sarebbe, allora?

Ricordo ancora la prima volta che ne sentii parlare, grazie ad un mio caro amico, che dovette insistere parecchio perché io la guardassi – del resto è noto a tutti che più una persona ti sollecita a fare qualcosa, più a te cala la voglia di farla. Per mia fortuna quel mio amico si è rivelato più caparbio di me, e mi si è aperto un mondo, grazie a lui.

Steven Universe è una serie notevole, che scardina il pregiudizio del “cartone animato poco profondo, adatto solo ad un pubblico molto piccolo” e tratta a più riprese di temi molto importanti, temi delicati, temi di attualità, ecc…

Uno di questi, trattato con particolare cura e attenzione, è il tema gender, la ricerca di una propria identità. Il protagonista, Steven, è alla costante ricerca di una sua identità; si sente più una gemma? Più un essere umano? Cos’è lui? È un’indagine continua e costante, che fa riflettere il personaggio e lo spettatore con lui. L’aspetto che più mi è piaciuto è che questa sua ricerca è libera. Nessuno gli dice che farsi quelle domande è sbagliato, nessuno gli dice che lui è un umano e quindi deve comportarsi da umano, che è un maschio e quindi deve comportarsi da maschio. In più di un’occasione Steven indossa abiti femminili e non c’è nessuno, nella cittadina umana in cui vive, che ride di lui, che lo prende in giro perché “oh, un bambino maschio si è messo un vestito da femmina!”. Nessuno. Nessuna discriminazione, o insulto, presa in giro. La scelta di vestiario del bambino è accettata, è normalizzata. Trovo che sia un messaggio estremamente potente ed estremamente positivo. Mostra al pubblico che non c’è nulla di male ad esplorare la propria identità, a sperimentare per capire chi si è, o a fare semplicemente quello che ci si sente di fare.

Un altro aspetto molto interessante riguarda le Fusioni. Una Fusione avviene quando due o più gemme si uniscono, per dare vita ad una nuova Gemma, una persona nuova e distinta che riflette il tipo di rapporto che esiste tra le Gemme da cui è formata. In sostanza, una fusione è la rappresentazione metaforica del tipo di rapporto esistente tra due individui, la loro relazione. È dunque interessante analizzare il risultato di queste fusioni, per avere una migliore comprensione del rapporto tra due Gemme, le loro insicurezze e le loro potenzialità.

Un caso emblematico di fusione è quella tra Steven, il protagonista, e Connie, la sua amica umana. I due ragazzini danno vita a Stevonnie, una persona che non si definisce chiaramente come maschio o femmina. Rappresenta la fetta di persone che si identificano come agender, bigender, genderfluid o che non hanno ancora chiaro come identificarsi. Come la stessa Rebecca Sugar ha affermato, Stevonnie è un’esperienza, la rappresentazione corporea della relazione tra Steven e Connie.

Stevonnie, listen to me. You are not two people, and you are not one person. You are an experience. Make sure you’re a good experience. – Garnet”

Stevonnie rimanda a più aspetti dello spettro queer, e lo fa nel modo più positivo possibile. È bello veder apparire finalmente personaggi non cisgender in cui le persone possono identificarsi e rivedersi.

Questi sono alcuni esempi possibili, ma vi invito a scoprire da soli quelli che non ho citato qui. È un’esperienza che vale la pena di fare.

di Martina Montalti

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