Star Wars la Trilogia Classica – la Recensione

Star Wars la Trilogia Classica – G. Lucas, I. Kershner, R. Marquand

1973, 1980, 1983 / 20th Century Fox

Direi che è impossibile parlare di Star Wars senza citare i film da cui tutto è cominciato.

Quindi allacciate le cinture, dite al vostro copilota wookie di prepararsi al salto a velocità luce e godetevi uno straordinario tunnel luminoso fatto di stelle, che vi condurrà in una galassia lontana lontana.

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Per quanto riguarda la trama di questi tre film, usciti tra il 1977 e il 1983, ho già scritto una recensione abbastanza dettagliata, quindi non vi tedio.

Vi avviso da subito che il giudizio che darò sarà fortemente influenzato dal fattore nostalgia, poiché sono cresciuto vedendo Star Wars e fare una critica oggettiva per me è impossibile. Mi limiterò perciò a darvi le mie opinioni sulle tre pellicole. Se volete qualcosa di più tecnico, wikipedia è aperto 24 ore su 24.

Inizio col dire che faccio parte di quella generazione che ha visto queste pellicole (allora si poteva parlare veramente di pellicole) in VHS, quando tutti li conoscevano come Guerre Stellari, L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, non c’era ancora tutto il casino di episodio IV, V e VI, il titolo preceduto da “Star Wars:”, e nessuno pensava che ci sarebbe stato qualcosa dopo, o prima. Nessuno se ne preoccupava, per lo meno nessun bambino di 8 anni.Original-1

A quei tempi i cloni in Italia non sapevamo cosa fossero, e quindi Anakin e Obi-wan avevano combattuto le guerre dei “quoti“; il duo comico di droidi era composto dall’alto e dorato D-3BO e dal piccolo e rumoroso C1-P8; la principessa si chiamava Leila e la canaglia era Ian; e soprattutto, il cattivo lo chiamavamo Lord Fener.

Quest’ultimo fu deciso per non confondere il nome del cattivo con quello del gabinetto (Vader=water), ma sinceramente fa ridere come giustificazione. Il nome originale si pronuncia più o meno “Veider” o, all’inglese “Vedar”,  e non mi pare si possa confondere con il cesso. Infatti nei film nuovi, tutti questi nomi sono stati riportati alle origini.

Ciò non toglie che per me questo qui sarà sempre Darth Fener. Non c’è nuovo canone che tenga.

200
Spoiler più grosso degli anni ’70

Da episodio 4 a episodio 6, questi 3 film sono tutt’oggi invecchiati benissimo, soprattutto grazie a un comparto per gli effetti speciali che ha segnato la storia del cinema; nonostante questo, tutti noi ci siamo immaginati quanto sarebbe stato figo vedere lo scontro tra Fener e Luke con una coreografia più dinamica, simile a quella che vediamo nella Trilogia Prequel.

Quando da bambino vidi episodio 1, pensai subito che non aveva senso che in quel nuovo film jedi e sith piroettavano e facevano mulinare le spade a una velocità assurda, mentre nei film vecchi erano così statici. La risposta narrativa è presto detta: i protagonisti dei prequel sono stati addestrati nel periodo d’oro dei jedi, nel quale c’era uno studio più approfondito della scherma, mentre Luke riceve appena qualche nozione da Obi-wan e successivamente, con Yoda, non tocca mai la spada nell’addestramento.

Da questo si può capire che il giovane Skywalker non sia un prodigio della tecnica, ma usa la light saber in maniera più rozza.

Rispetto a questo, però, va detto anche che gli episodi 4, 5 e 6 sono stati fatti tra gli anni ’70 e ’80, periodo in cui il cinema era più “ingenuo” e quindi non erano richieste coreografie rocambolesche come quelle a cui siamo abituati oggi.

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Il primo allenamento dello jedi

L’ingenuità si nota anche nei personaggi. I protagonisti, come anche i villain, sono molto semplici e diretti dei loro corrispettivi moderni. Il lutto di Luke per gli zii morti e per Obi-wan dura il tempo di qualche inquadratura, poi via a combattere, la guerra esplode attorno al nostro eroe e non c’è tempo per perdersi nelle lacrime.  E’ difficile assistere a discorsi cervellotici e intimisti, come detto prima la guerra incombe e ogni secondo è prezioso.

Da questo punto di vista, il Darth Fener di questi 3 film risulta un po’ povero rispetto alla versione giovane nei prequel. Qui non è il bambino che abbandona la madre o il jedi deluso e combattuto, ma una macchina da guerra, un cyborg pieno di furia e malvagità; ne è la prova la sua prima apparizione in Una nuova speranza, nel quale entra in scena nero come la notte in uno sfondo di muri e soldati completamente bianchi, poi va da un uomo, lo solleva per il collo e lo strangola come se andasse al mercato.

Vader

Nei film successivi emerge la sua natura più manipolatrice, conseguenza del passaggio al lato oscuro della Forza, e nell’ultimo episodio, Il ritorno dello jedi, assistiamo a una prima bozza della sua parte più umana: un uomo quasi costretto a servire un signore del male, che vorrebbe quasi risparmiare al figlio Luke tante sofferenze, e che in fine si sacrifica per uccidere l’Imperatore e ritornare al lato chiaro. Il ritorno dello jedi, appunto.

I personaggi che mi hanno sempre affascinato di più di questa prima trilogia sono i “maestri”, cioè Obi-wan, Yoda e l’Imperatore, anziani ma potentissimi, si affidano molto più alla dialettica che all’azione, regalandoci dei dialoghi memorabili. Obi-wan è allegro e sferzante tanto quanto pacato e rassicurante, e a lui si deve il primo vero duello con le spade laser; Yoda sembra il classico gnomo che fa da mascotte agli eroi dei fantasy di vecchia data, ma la sua saggezza e forza morale lo innalzano a maestro non solo della Forza, ma di vita; l’Imperatore è il male assoluto, un insieme di cattiveria, mostruosità e un perverso senso di attrazione tanto le sue parole sono melliflue, e come se non bastasse, se non ti convince dopo ti fulmina con la Forza!

Molti, soprattutto oggi che i nuovi film dividono il pubblico tra gli entusiasti e i delusi, criticano la generale ironia di questa trilogia, soprattutto nell’ultimo capitolo Il ritorno dello jedi, nel quale ci sono i (secondo me ingiustamente) odiatissimi ewoks, orsetti guerrieri che sconfiggono le armate imperiali con frecce, sassi e tronchi d’albero, e un robottino che viene torturato, e strilla mentre del metallo rovente gli viene imposto sui palmi dei piedi.

Io credo che questo approccio fosse, al tempo dell’uscita del film (quindi parliamo dei primi anni ’80), abbastanza giustificabili; Guerre stellari è fondamentalmente un brand per bambini, e come tale dev’essere preso. Poco importa se ora diciamo che una macchina che prova dolore non ha senso, dobbiamo ricordarci di cosa ci provocava da bambini quella scena, e io immagino che per tutti la risposta sia la stessa: una profonda pena per il robottino.

droid-torture
Cosa poteva aver fatto di così brutto??!?

In definitiva, questa serie deve essere affrontata come una epopea fantastica ambientata nello spazio, nella quale la sospensione dell’incredulità è necessaria; bisogna lasciarsi trasportare nella galassia lontana lontana con la mente leggera, il cuore aperto, le orecchie e gli occhi spalancati.

Non ho citato fino ad ora la stupenda colonna sonora composta da John Williams, nella quale ci sono dei temi musicali meravigliosi, non solo da un punto di vista musicale e tecnico, ma soprattutto per il loro significato, e legati alle scene mozzafiato, che siano i titoli di testa e di coda, i combattimenti con la spada laser, gli insegnamenti di un vecchio maestro, le scene d’amore o le battaglie nello spazio.

giphy
La coppia più bella della galassia

Sperando di non avervi annoiato, vi ricordo che lo spin off su Ian Solo (che ora è tornato ad avere il suo nome originale Han Solo) uscirà nelle sale dal 23 maggio e vi consiglio di andarlo a vedere.

Con questo vi saluto, cari lettori. La Forza sarà con voi, sempre.

Francesco d’Onofrio

Voto: 8,5/10

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fra X ha detto:

    Già, già! C’ è chi è arrivato a dire che GS è invecchiato male! Ma dai! Nessuno si è mai lamentato della narrazione quando invece per episodio VII… IRDJ dura 2 ore, ma non ti stanca proprio! Oggi certi kolosaal di questo genere sono sfiancanti a volte. Vabbè che hanno detto lo stesso di Mad Max quando è uscito FR! Sic!

    Mi piace

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