Star Wars episodio VIII: Gli ultimi Jedi – la Recensione

Star Wars Episodio VIII: Gli ultimi Jedi – Rian Johnson

2017 – Lucasfilm

Visto che abbiamo parlato di Episodio VII: Il risveglio della Forza, è d’obbligo parlare anche dell’ultima fatica di Disney/Lucasfilm, ossia l’ottavo capitolo della saga: Gli ultimi Jedi.

Ora, Francesco è stato molto buono nella sua recensione su Episodio VII e, onestamente, mi trova anche molto d’accordo: troppe citazioni, troppa poca originalità, ma si tratta comunque di un film che si lascia vedere bene e che ci ha fatti uscire dal cinema felici. Sarà successa la stessa cosa con Episodio VIII?

Non proprio, a dirla tutta. Lo ammetto: sono uscita dal cinema gasata e di buon umore, perché alla fine Gli ultimi Jedi è un film che intrattiene, ha un buon ritmo e non annoia. Quindi, cos’è andato storto?

Per riprendere quello che avevamo detto riguardo a Ready Player One:

TUTTO

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Scioccante!

E no, non sto scherzando. Per riprendere quello che avevo detto su L’erede dell’Impero di Timothy Zahn, in cui i fan hardcore tendono a respingere qualsiasi tipo di innovazione e a sentirsi traditi quando succedono gli imprevisti e la gente osa inventare, non nego che potrei esagerare e diventare la fan incazzosa e piagnona che tanto odio. Tuttavia, qui non si sta parlando di innovazione brutta, ma di innovazione fatta senza conoscere le basi dell’universo di Star Wars, e di una storia scritta ignorando tutto ciò che era stato detto e fatto ne Il risveglio della Forza.

Ma andiamo per ordine e partiamo dalla trama. Lo Starkiller è stato distrutto, ma anche il sistema su cui aveva capitale la Nuova Repubblica ormai non c’è più: la situazione è critica e incerta, ma almeno Rey ha trovato Luke Skywalker e potrà convincerlo a tornare a lottare contro i rimasugli del vecchio Impero, visto che ora i sopravvissuti nemici saranno allo sbaraglio, con la loro base esplosa. E invece no: il Primo Ordine è più forte che mai ed è a caccia dei vertici di una Resistenza improvvisamente allo sbaraglio e in fuga. Nel frattempo, Luke Skywalker rifiuta di addestrare Rey nelle vie dei Jedi e di tornare ad aiutare la sorella Leia: non solo lo tormenta il fallimento con Kylo Ren, che aveva cercato di uccidere a causa di una visione della Forza, ma negli anni passati su Ach-To – sede del primissimo tempio Jedi – ha scoperto che l’Ordine selezionava solo pochi adepti, nonostante la Forza scorresse in tutti gli esseri viventi.

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Cosa devo vedere?!

Mentre si deve sorbire gli strani traumi di Luke, Rey si ritrova a dover subire anche delle strane visioni, in cui scopre di avere un legame nella Forza col famigerato Kylo Ren, che solo un paio di giorni prima aveva ammazzato a sangue freddo il suo stesso padre, Han Solo, che ormai Rey considerava una sorta di mentore. Stranamente convinta dai piagnistei di Kylo, che vuole dipingere Luke come un mostro, Rey decide di tentare il tutto per tutto: convertire Ren al lato chiaro della Forza, redimendolo, e così distruggere insieme il Leader Supremo del Primo Ordine, il misterioso Snoke.

Nel frattempo, la Resistenza è in fuga e messa malissimo: Leia è finita in coma dopo essere sopravvissuta miracolosamente ad un attacco del figlio (quella brava persona che è Kylo Ren) e così ha preso il comando l’Ammiraglio Hondo, che ha un piano per salvare il culo a tutti, ma non lo vuole dire a nessuno (non si sa bene perché). Così, il pilota Poe Dameron, l’appena guarito Finn e la meccanica Rose decidono di tentare il tutto per tutto: Finn e Rose andranno a Canto Bight, sede di casinò e malaffare vario (ma ricco), per cercare un hacker che li possa far entrare nel mega Star Destroyer di Snoke e disattivare il tracciatore sulla flotta ribelle, permettendo a tutti di scappare.

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Andrà tutto in mona, vero?

Dopo un lungo intermezzo che avrebbe voluto spiegare che la guerra è brutta e porta corruzione, finalmente i nostri eroi partono con l’hacker DJ, che però ovviamente li tradisce, mandando tutto in mona proprio nel momento in cui anche Rey era arrivata sulla nave di Snoke. Ovviamente anche Kylo Ren non si fa convertire, ma sfrutta la distrazione di Rey per uccidere Snoke e prenderne il posto come leader supremo, giusto in tempo per vedersi la nave distrutta dall’Ammiraglio Hondo. Ah, e nel frattempo Poe aveva tentato di guidare una rivolta inutile contro Hondo, ma era stato fermato dalla rediviva Leia.

Long story short, tutto finisce in botte e cannonate su un pianeta di sale, con Luke Skywalker, finalmente convinto a combattere, che sfida Kylo Ren in un duello con la propria proiezione illusoria nella Forza, morendo per lo sforzo, ma permettendo alla Resistenza di fuggire (questa volta definitivamente).

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E scopriamo che l’iperspazio è utile ai kamikaze

Ora, di sicuro si nota come in questo film succedano veramente un sacco di cose: la trama è pienissima di viaggi, confronti e scontri tra i personaggi, con moltissime facce nuove che vengono presentate. In generale, si ha l’impressione che Gli ultimi Jedi sia un capitolo pieno di cambiamenti e rivelazioni, ma la verità è che, finito il film, ci si rende conto che non si è mai detto nulla di nuovo. E questo è solo uno dei problemi della storia.

Ma iniziamo dal principio: innanzitutto, è evidente (e parzialmente ammesso anche dagli stessi registi) come Abrams e Johnson non abbiano lavorato insieme per creare una storia coerente, in cui i due film creassero un senso di continuità. Infatti, non solo ci sono discrepanze a livello di trama, ma si possono notare anche interpretazioni molto diverse nella caratterizzazione dei personaggi.

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Le risorse infinite del Primo Ordine

Infatti, come è possibile che il Primo Ordine si sia già ripreso dalla distruzione dello Starkiller, sul quale pareva alloggiato grossa parte del loro esercito? Come potevano avere così tante risorse e potenza di fuoco a disposizione, quando la costruzione dello Starkiller doveva averli drenati, come era stato per l’Impero con le due Morti Nere? E da dove prendono i fondi per finanziare i millemila Star Destroyer che possiedono ne Gli ultimi Jedi? Perché fino a qualche giorno prima la Nuova Repubblica non considerava il Primo Ordine una minaccia! E se è relativamente facile nascondere una stazione spaziale assassina all’interno di un pianeta, dove avevano piazzato le loro navi? Nessuna risposta.

In secondo luogo, è vero che il quartier generale della Nuova Repubblica è saltato in aria, ma questo non spiega dove siano finiti i governi dei pianeti aderenti alla Repubblica: che fine hanno fatto i Mon Calamari e gli Wookie? Che dicono i Mandaloriani e i Rodiani? Non ci sono proprio senatori sopravvissuti? Insomma, pare strano e poco probabile che basti distruggere una manciata di pianeti per sradicare un governo di dimensioni galattiche.

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E intanto a Canto Bight si fa balotta!

Riguardo invece alla caratterizzazione dei personaggi, anche qui la situazione è abbastanza critica, a partire dai protagonisti. Rey pare aver dimenticato su due piedi l’omicidio di Han, o almeno pare averlo messo velocemente in secondo piano rispetto alla possibilità di redimere Kylo Ren.

Luke, il campagnolo diventato Jedi con la guida frammentaria di Yoda ed Obi-Wan e che ha creduto così tanto nella redenzione del padre da compiere l’impossibile (riportare Darth Vader al lato chiaro), si è dato all’eremitaggio dopo non aver creduto nella redenzione di Kylo ed ha ceduto alla disillusione dopo aver scoperto una cosa che, in realtà, sapevamo tutti fin dall’inizio, fregandosene altamente della propria sorella.

Poe Dameron è stato trasformato da pilota amichevole e compassionevole a testa calda che sacrifica incautamente le vite dei suoi uomini in missioni suicide. Infine, Finn è stato scritto come un personaggio passivo, senza obiettivi nella vita a parte quello di trovare Rey, costantemente maltrattato e insultato da chiunque, senza che si sfruttasse la sua posizione unica nel mondo di Star Wars: un disertore dell’Impero.

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Finn si meritava di meglio

Ma parliamo poi di Kylo Ren, il beniamino di Johnson, che qui hanno cercato di trasformare in una vittima della paranoia di Luke e delle manipolazioni di Snoke, possibilmente redimibile da Rey. Ma se è certamente vero che Kylo era totalmente giustificato a difendersi da Luke, questo per caso giustifica la strage del resto degli allievi del nuovo Tempio Jedi? Giustifica l’aver più e più volte scelto il Lato Oscuro, fino ad uccidere il proprio padre e cercare di ammazzare la propria madre?

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La carineria

E qui veniamo ad un’altra grossa pecca della gestione dei personaggi fatta da Johnson: la sua tendenza a scrivere gli uomini con gli impulsi, le reazioni e l’inesperienza degli adolescenti. Kylo Ren è portato come un povero ragazzo confuso, Poe Dameron è caratterizzato come un giovane pilota imprudente e senza esperienza di comando. Peccato che Kylo Ren abbia 30 anni (sebbene la faccia sbarbina di Adam Driver possa trarre in inganno) e ne avesse una ventina quando ha sterminato i suoi giovani compagni Jedi; Poe è sulla soglia dei 35 anni e pilota nei ranghi della Resistenza fin da quando era giovanissimo.

Come si può passare sopra ad una caratterizzazione così traballante da non tenere conto nemmeno dell’età e dei trascorsi dei personaggi? Questi non sono ragazzini confusi, ma adulti, gente più vecchia di me e che dovrebbe avere le spalle ben più larghe delle mie: non li si può far comportare come sbarbini alle prime armi solo per creare del drama e giustificare le loro scelte (dovute ad una pessima sceneggiatura, dunque).

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E lo si chiede ad uno stragista?!

Lo stesso personaggio di Rey, la protagonista, è incredibilmente passivo per tutto il film, con tutte le sue decisioni che ruotano attorno ai personaggi maschili: tra convincere Luke ad addestrarla prima e redimere Kylo Ren poi, questa ragazza non fa nulla per se stessa. Non parliamo nemmeno di Rose, che è un personaggio sprecato, buono solo per dare qualche aiuto di trama e dare dubbi insegnamenti a Finn. Ah, e per escludere il pericolo della coppia mista FinnRey, paventata da tanti e, soprattutto, dagli amanti della Reylo, che per qualche strana ragione trovano romantico un trentenne neonazista che perseguita una ragazzina di 19 anni con visioni in cui lui è mezzo nudo.

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SERIAMENTE

Ci sarebbe poi tantissimo da dire sul trattamento che Johnson ha riservato alla Forza e alla lore di Star Wars, ma cercherò di essere breve. Innanzitutto, parliamo dell’occasione sprecata di esplorare le origini dei Jedi grazie alle rovine del tempio di Ach-To: se nel vecchio Universo Espanso si era scritto tantissimo su questa tematica, esplorando le comuni origini di Jedi e Sith, qui semplicemente si afferma che la Forza è in tutti e che per questo i Jedi sono stati discriminatori.

Ma il fatto è che questo lo si sapeva già da Una nuova speranza (“la Forza è un campo di energia creato da tutte le creature viventi”, disse Obi-Wan), mentre da La minaccia fantasma abbiamo imparato che le persone più sensibili alla Forza sono tali perché possiedono molti midichlorian, i micro-organismi che veicolano questo potere negli esseri viventi. Quindi non si capisce bene dove stia la grande scoperta di Luke e perché ciò lo abbia lasciato così sconvolto.

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Anche la polvere che ti spazzoli via ha la Forza, Luke!

Passiamo poi al legame nella Forza tra Rey e Kylo, nel quale tanto nell’uno cresce il Lato Oscuro, quanto l’altra diventa potente nel Lato Chiaro. Se questo spiega come mai Rey divenga così forte in così poco tempo, d’altro canto è un genere di legame mai visto in Star Wars, il che non sarebbe un male di per sé, ma lo diventa quando non si hanno spiegazioni su come sia nato. Sono in qualche modo destinati? Per quale ragione sono stati scelti loro due a caso, quando per Anakin Skywalker avevamo avuto una immacolata concezione? E se non fosse predestinazione, come si è formato un legame così forte, quando serve ben più tempo per creare rapporti come quello tra Maestro Jedi e Padawan?

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Ma per fortuna gli si chiude la porta in faccia

Seguendo un po’ la scia di J. J. Abrams, anche Rian Johnson ci lascia con ben più domande che risposte, passando nuovamente la patata bollente di dare spiegazioni sulle cose ad Abrams, che dirigerà Episodio IX. Certo, forse questa tendenza a concentrarsi sul drama e sulla spettacolarità a discapito della lore è una conseguenza della nuova gestione con casa Disney, in cui i film principali sono fatti per il pubblico generico, laddove si lasciano le spiegazioni e gli approfondimenti ai libri, alle serie animate e ai film di contorno come Solo e Rogue One. Non vorremmo mai imitare gli odiatissimi Prequel, che avevano troppi spiegoni e troppa politica!

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Meglio concentrarsi sui pew pew!

Infine, parliamo un attimo del “profondo messaggio” de Gli ultimi Jedi: il mondo è un luogo complicato in cui bene e male non esistono e tutti sono corrotti, tranne i cavalli pelosi che corrono nell’arena di Canto Bight. A parte il fatto che questa mentalità tenta di giustificare le scelte di gente che non è mai stata obbligata a perseguire il Lato Oscuro (se può esistere Finn, che è stato cresciuto dal Primo Ordine ed ha comunque disertato, Ren non ha nessuna giustificazione), siamo davanti ad una visione del mondo incredibilmente semplicistica, che cerca di nascondere il proprio buongiornismo dietro ad un falso cinismo. Inoltre, il fatto che ci si preoccupasse molto di più dei cavalli da corsa che dei bambini schiavi di Canto Bight la dice lunga sulle capacità di Johnson di approcciarsi alle questioni più complesse.

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Brutte cose, Leia, brutte cose!

Comunque sia, Gli ultimi Jedi è stato, passata l’hype iniziale, una visione più che mediocre, che dimostra poca professionalità e pessima capacità di gestione di un mondo e dei personaggi. Non è così che ci si aspetta che lavori un professionista, quindi dovremo avere paura per la trilogia inedita che la Lucasfilm ha affidato a Johnson: quanto ancora sputerà sull’Universo Espanso e sul mondo di Star Wars? Solo il tempo ce lo dirà!

Voto: 5/10

Gloria Comandini

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