Nazivegan Heidi – la Recensione

Nazivegan Heidi: ALba vegana – Don Alemanno & Boban Pesov

2017 – MagicPress

ISBN: 8869133206

Può darsi che abbiate visto un bel po’ in giro questo fumetto. E vi sarete chiesti: perché la piccola Heidi fa il saluto romano? E perché Nebbia e Fiocco di Neve sembrano così cattivi?

Nazivegan Heidi: Alba vegana è il primo volume di quella che dovrebbe essere una trilogia, che per l’anno prossimo dovremmo vedere ultimata.

Di che parla? Ve lo racconto subito. Premetto che va assolutamente presa come una lettura umoristica e che tutte le riflessioni profonde sono opzionali. Almeno secondo me.

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Gli autori Don Alemanno e Boban Pesov in una vignetta

Questa storia riprende, almeno all’inizio, la stessa trama che tutti ci siamo trovati a vedere sul 6 da bambini, cioè la piccola Heidi viene affidata al burbero nonno, il Vecchio dell’Alpe, dalla zia Date, sua figura genitoriale che ha trovato lavoro e non può più occuparsi della bimba. Dopo qualche iniziale attrito, Heidi sembra essere nata per la montagna dove vive il nonno, e si affezione al quasi coetaneo Peter, alla pecorella Fiocco di Neve e al cagnone Nebbia. A romperle le uova nel paniere torna la zia Date, che la trascina in città per fare compagnia alla ragazzina ricca ma paralitica di nome Clara; nonostante l’antipatica signora Rottenmeier, le due diventano amiche e cambieranno la vita l’una dell’altra.

Ovviamente ci sono molte differenze con l’anime originale, prima fra tutte è l’ambientazione: la vicenda si svolge in Italia, le Alpi sono le nostre e la Francoforte di Clara è Lugano.

Differenze molto più profonde ci sono nei personaggi.

Il Vecchio dell’Alpe non è solo scorbutico, è un ex nazista con la mania di voler prendere a scudisciate chi non gli va a genio; Peter è un pastorello sardo e zoofilo; zia Date e la signora Rottenmeier sono delle maniache del sesso; Clara introduce al mondo vegano la piccola Heidi; la protagonista parla realmente con gli animali grazie a un bracciale alieno ad alta tecnologia.

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Agente Rabbit-004

Questo bracciale è in realtà di proprietà di un agente del pianeta Vega di nome Rabbit-004; lui e i suoi simili sono animali antropomorfi che, in un tempo lontanissimo, riempirono la Terra di tutti gli animali che conosciamo; pensando che questi si sarebbero evoluti in pace e autonomamente, gli alieni se ne andarono, ma al loro posto arrivarono gli Elohim, alieni dalla grande intelligenza che misero sulla Terra una loro creatura: l’Adam (cioè l’uomo). Ovviamente questo essere viene visto come un cancro, e il bracciale serve per risolvere parte dei problemi causati dall’uomo, primo fra tutti riportare in vita gli animali e connettersi alla rete neurale del pianeta.

Al contrario dell’anime, in cui “Accipicchia, qui c’è un mondo fantastico”, e in cui Heidi è “tenera, piccola, con un cuore così”, la sua versione nazivegana è molto meno delicata. Non manca né sesso né violenza, ci sono nudi integrali di uomini e di donne, squartamenti da parte di umani e animali verso umani e animali, linguaggio scurrile e un paio di cascate di vomito.

La componente vegana viene affrontata con relativa serietà, infatti, a parte qualche simpatico siparietto e la parte fantascientifica sopracitata, il tema della violenza sugli animali è forte e profondo. Io penso che, come la luna e la Forza, anche il veganesimo abbia due lati: quello chiaro per cui semplicemente macellare gli animali e ucciderli per divertimento è fondamentalmente amorale, e quello oscuro che rappresenta tutto ciò che può essere riconducibile a un movimento estremista, che è poi l’essere nazivegano.

La componente più oscura viene stemperata dal personaggio di Heidi, che è quasi sempre caratterizzata come la bimba genuina e semplice del cartone animato. Un esempio si vede nelle prime pagine, in cui il nonno bestemmia contro la zia Date che gli ha appena appioppato la nipotina sconosciuta, e Heidi comincia a chiamare Dio tutti i maiali della fattoria. Oppure le molteplici volte in cui il nonno spera di sentirla esclamare “Heil Hitler”, e invece lei lo storpia con un gran sorrisone.

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La scena del maiale si sviluppa, in seguito, in una delle scene più belle e quasi poetiche del fumetto. Durante una cena a casa di Clara viene servito un maiale arrosto, così Heidi vomita sulla portata principale e, scusandosi, dice alla zia Date “Non l’ho fatto apposta, lei voleva mangiare un dio!”. Bellissimo.

Col procedere della trama, il personaggio, oltre a crescere in maniera sovrannaturale, diventa sempre più badass, fino a diventare un soldato pronto alla guerra. Questa nuova caratterizzazione dà modo agli autori di avvicinarla all’altra componente del titolo, che è la parte “nazi”. E qui potrebbero iniziare le rogne.

Come ho premesso prima di raccontare la trama, il fumetto è puro intrattenimento e non ha pretese di tipo politico o ideologico, se non un ovvio rispetto per gli animali.

Però quando Heidi comincia a fare il saluto romano di proposito, riesce a pronunciare il saluto nazista e chiama il nonno Heinrich Himmler qualcosa di strano comincia a smuoversi.

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Per quanto riguarda i disegni, seguono lo stesso corso della trama. Inizialmente sono quasi del tutto simili al cartone originale, mentre con l’andare delle pagine si fa tutto più sporco, veloce, violento. Una delle ultime sequenze, che rappresenta un massacro, è realizzata col tipico effetto bianco e nero e sangue rosso. Molto di impatto.

Piccola chicca, compaiono in qualche vignetta alcuni youtuber italiani, tra cui Dellimellow e Cicciogamer89.

Ho dato una lettura veloce al secondo volume e posso dirvi che procede con la componente oscura sopracitata, una Heidi sempre più apatica e violenta e un Nebbia completamente nuovo!

Spero che con il finale la protagonista si ammorbidisca un po’, giusto per chiudere in modo serio e con una sorta di morale. Ma chissà, solo il tempo ci saprà rispondere!

Per ora vi saluto, grazie di essere arrivati fino a qui.

Voto: 7,5/10

Francesco d’Onofrio

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. illettorecurioso ha detto:

    Che fumetto particolare! Però devo dire che nella sua particolarità mi incuriosisce un sacco!

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  2. no non ce la posso fare , l’uccisione della poetica fantasia , la dolcezza del racconto , la fiaba non esiste più ? mi dispiace pensarla cosi forse sono troppo nostalgica , ma preferisco pensare a quando la mia bambina si sedeva incantata a guardare il cartone animato e il sorriso sul suo bel faccino .

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