Nei Ritagli di Tempo – la recensione

Il libro di cui parliamo oggi è un po’ particolare. Si tratta de “Nei Ritagli di Tempo”, di Luca Malusardi, edito dalla Arduino Sacco Editore.

Devo dire che ero partito molto sfiduciato nella lettura del libro, ma mi sbagliavo. Aquino è un autore giovane e il suo approccio alla scrittura mi è piaciuto ma personalmente ci vedo ancora molto spazio per migliorare.

Iniziamo con la trama del libro: Luca è un giocatore di basket professionista, ma gioca in bassa lega. Un cestista mediocre che conduce una vita semplice fatta di allenamenti, “pizza&birra” e qualche cannetta ogni tanto. La storia si dipana nell’arco di cinque settimane e cinque partite di basket. In questo breve lasso di tempo Luca si farà degli amici e troverà l’amore in Laura, un’aspirante attrice veneta che non potrebbe essere più diversa da lui. Luca dovrà trovare il giusto equilibrio tra basket, vita in una nuova città e una donna che non capisce ma da cui si sente attratto; ma dovrà anche compiere la difficile scelta tra carriera sportiva e relazioni affettive.

La trama non è il punto forte del libro: procede lineare e tranquilla senza particolari scossoni. Si tratta della vita tranquilla di un giocatore di basket nella media, e l’assenza di colpi di scena o di momenti di particolare tensione è pienamente giustificata. Non si ha mai un momento d’incertezza per il futuro del protagonista e i pochi momenti critici vengono risolti dagli opportuni deus ex machina. Nel finale le cose si mettono a posto da sole, risparmiando al povero Luca del travaglio emotivo. Tuttavia la nota dolceamara sul finale è riuscita a toccare me che scrivo.

I personaggi sono una nota piacevole e dolente al tempo stesso: abbiamo un protagonista narratore, i compagni di squadra e un interesse amoroso. Per i miei gusti manca di diversità: tutti bianchi, tutti italiani, tutti etero. E se sul terzo punto si potrebbe anche glissare, mi fa strano che una squadra di basket professionista non abbia al suo interno un ragazzo di colore. È l’opinione di un profano della materia, ma tutto sommato mi sembra improbabile. I personaggi femminili sono pochi e molto poco delineati: fidanzate, mogli, partner occasionali ed ex. Alcune hanno un nome e una sommaria descrizione fisica, ma nel complesso sono poco più che un addendum ai compagni di squadra. Laura è l’interesse amoroso del personaggio principale del libro ma non può essere definita una protagonista femminile, in quanto è priva di agency e serve solo a provocare reazioni emotive nel protagonista. Supera di poco lo stereotipo dell’aspirante attore fattone, e viene presentata come la classica donna enigmatica nell’esprimersi e contorta nell’emotività.

L’autore ha profuso molto più impegno nel delineare i compagni di squadra di Luca, anche se spesso sfocia eccessivamente nel manierismo: tutti hanno il proprio pesantissimo accento regionale, la propria attività tipica (chi sta al telefono, chi parla con la donna, chi pensa a bere e mangiare) ed ovviamente il proprio ruolo in campo. Una cosa a cui Marco Aquino ha lavorato molto è stata il ricreare lo spirito di squadra ed il senso di cameratismo tra questi giocatori di basket: su questo fronte la verosimiglianza è forte ed è riuscito pure a strapparmi qualche sorriso.

Lo stile di scrittura: Malusardi conosce molto bene il mondo del basket, e si vede. Gergo tecnico, realismo nella descrizione degli ambienti e delle abitudini dei cestisti (tra cui il consumo di marijuana e alcool). Il realismo nella resa degli ambienti e delle persone mi è piaciuto molto, e l’ho trovato molto coinvolgente anche quando è crudo. Il linguaggio usato è piuttosto semplice, e la cosa non è necessariamente un male poiché potrebbe avvicinare al libro anche le persone che non fanno della lettura un hobby. Tuttavia l’autore deve migliorare molto nella stesura dei dialoghi, che oltre ad essere spesso arrangiati in maniera approssimativa, peccano anche sul fronte descrittivo: toni di voce, emozioni veicolate, gestualità e spesso anche il contesto sono tutti elementi latitanti che rendono i dialoghi poco informativi e poco coinvolgenti. Inoltre la maggior parte delle conversazioni avvengono nella moltitudine di dialetti della squadra (sono quasi sempre gli uomini a parlare e quasi unicamente in dialetto) e spesso la trascrizione del dialetto è carente o risulta poco chiara a chi non fosse familiare.

Ho avuto il privilegio, e di questo ringrazio l’autore, di poter leggere direttamente il manoscritto, e quindi sono fiducioso che il lavoro di un editor e una corretta impaginazione possano sistemare gran parte delle storture di forma (come il triplo punto di domanda) che appartengono al linguaggio da chat ma non alla parola stampata.

Nel complesso è uno scritto sul basket che trasuda amore, passione e vitalità, ma dal punto di vista espositivo, formale e narrativo ha bisogno di migliorare ancora molto.

Scritto da Davide Qaurtucci

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