Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo: il ladro di fulmini

Questo libro (è l’ultimo, giuro!) parla di miti greci, ma non di quelli che siamo stati abituati a leggere a scuola, o quelli di cui vi ho parlato nelle ultime due recensioni. Stavolta il nostro protagonista è un ragazzino di 12 anni che si chiama Perseus Jackson, per gli amici Percy. Come molti eroi dodicenni, ha dei problemi quasi normali: ha un grave deficit dell’attenzione, è dislessico e iperattivo.

A casa ha un patrigno odioso e puzzolente, suo padre non lo ha mai conosciuto e sua madre tergiversa quando il ragazzo le chiede di lui. I suoi coetanei lo sfottono, e per quanto si impegni a scuola,  gli succedono delle cose inspiegabili che lo fanno espellere: a volte l’acqua si muove da sola, la sua forza e velocità aumentano a dismisura, e mostri incredibili sembrano essere visibili solo a lui, terrorizzandolo.

Questa è la vita del nostro eroe fino a che, durante una gita scolastica, la sua prof di matematica si trasforma in una Furia e tenta di ucciderlo. Tutti i suoi cari sembrano sapere il perché di questo attacco, ma lui non sa niente. In seguito viene portato al campo Mezzosangue, diretto dal dio esiliato Dioniso (qui Mr D) e dal centauro Chirone, e scopre di essere un semidio, come tutti gli ospiti di questo esclusivo campo d’addestramento estivo e figlio di Poseidone.

Dopo i primi giorni di addestramento emergono i primi problemi: la folgore di Zeus è stata rubata, e sembra che l’unico indiziato sia Percy, che non sa nulla di questa storia. Dovrà però accettare la sua prima impresa da eroe e scoprire il vero ladro di fulmini, altrimenti Zeus e Poseidone si affronteranno in una battaglia terribile, così tremenda e distruttiva che la guerra di Troia “sembrerà una battaglia coi gavettoni”.

Da qui inizia la trama de “Il ladro di fulmini”, primo libro della saga “Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo”, scritta da Rick Riordan e composta da cinque libri, più relativi seguiti: alcuni dove intervengono le divinità romane, altri dove entrano in scena gli dèi di Asgard, quelli dell’antico Egitto, e molte altri.

Avendo letto solo il primo mi soffermo solo questo.

Qui il tema del mito è sradicato dalle sue origini greche e trasportato negli Stati Uniti. Infatti, in questa storia, gli dèi dell’Olimpo si spostano dove si trova il cuore della civiltà occidentale, che in origine stava in Grecia, poi a Roma e oggi in America: la dimora delle divinità è sull’Empire State Building, gli Inferi sono sotto Los Angeles, e via discorrendo.

La narrazione è affidata totalmente al punto di vista di Percy, che in modo ironico, come il ragazzino che è, ci racconta i suoi anni di formazione in mezzo a satiri, semidèi e mostri.

La lettura di questo libro è stata piacevole. Divertente è il modo in cui le creature della mitologia si contestualizzano nel nostro presente, tenute segrete da un Foschia che fa dimenticare e confonde la vista. Il protagonista è quello classico di un libro fantasy per ragazzi; un coetaneo del suo lettore, con problemi che sembrano insormontabili ma che qui vengono spiegati come prova delle sue straordinarie doti (è il classico binomio del superpotere affiancato al superproblema degli eroi Marvel).

L’iperattività tormenta i semidèi perché loro sono destinati a grandi imprese, non a stare seduti al banco della scuola; essi hanno un deficit dell’attenzione perché vedono di più dei loro coetanei umani, e la Foschia non nasconde loro nulla; la loro dislessia è dovuta al fatto che il loro cervello è impostato sul greco antico e non sull’inglese.

Insomma, in definitiva questo libro è simpatico, leggero, non è troppo pretenzioso e se vi piace, ha almeno una decina di seguiti. Leggetelo!

di Francesco d’Onofrio

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