Recensione: “L’universo, gli dei, gli uomini”

Buongiorno, il tema di questo mese è il mito, nella sua accezione più ampia. Quindi tutte le storie che ispirano la società, la cultura, e il nostro comportamento. Il primo libro di cui vi parlo è “L’universo, gli dèi, gli uomini”, scritto da Vernant Jean-Pierre, grande studioso francese di età classica e di mitologia greca. Nella prefazione, l’autore ci dice che quando suo figlio era bambino e chiedeva la classica favola della buona notte, lui si sedeva al suo fianco e gli raccontava i miti greci, le storie che un po’ tutti conosciamo e che definiscono la nostra stessa cultura. Sono le nostre fondamenta, i racconti che io stesso adoro più di tutti.

Con questa premessa, questo padre ci narra, con un linguaggio a metà tra la favola e lo studio universitario, le origini dell’universo, quando dal Caos scuro e infinito nacque Gea, la Terra, prima struttura solida del creato, sospesa però nel vuoto totale. Da lei si generano il Cielo, di nome Urano, il Mare e l’Amore. Il primo di questi “figli” ha la particolare abitudine di “giacere” con la madre Gea in continuazione, concependo, i centimani, i ciclopi e i titani. L’ultimo di questi, Crono, stanco dei soprusi del padre e aiutato dalla madre, evira Urano con un falcetto magico, allontanando Urano e Gea e fermando il loro amore incestuoso. Crono stesso poi, giace con la sorella Rea, che gli da innumerevoli figli; il titano però, spaventato che uno di questi lo detronizzi come lui ha fatto col suo genitore, mangia tutti i neonati, che nella loro immortalità, vivono e crescono nel pancione di Crono. L’ultimo di questi, il famoso Zeus, scampa al massacro grazie a un inganno di sua madre, e cresce meditando una vendetta contro il padre. Da adulto, grazie a una erba magica donata dalla nonna Gea, riesce a liberare dalla prigionia i suoi fratelli e sorelle, per poi scatenare una guerra contro Crono e i Titani, alla fine della quale diventerà Re degli dèi.

Da qui in poi si snodano altre vicende, tra cui il furto del fuoco da parte di Prometeo, il vaso di Pandora, la guerra di Troia, il viaggio ventennale di Ulisse, le imprese di Perseo e la tragica storia di Edipo.

Queste storie sono conosciute da tutti, vengono insegnate nelle scuole per spiegare quelli che sono i comportamenti che ancora oggi adottiamo: sono la base della civiltà occidentale.

Il linguaggio con cui sono raccontati questi miti, come ho detto sopra, è a metà tra quello di una fiaba e un saggio. Si va in ordine “cronologico”, partendo dalle origini e proseguendo con la costruzione delle civiltà da parte di grandi eroi e semidèi. Ciò che salta subito all’occhio è che argomenti come il sesso, l’incesto, l’omicidio, la lotta per la sopravvivenza, siano temi da cui la nostra società cerca di fuggire, ma sono le basi della nostra storia. In tempi antichi non sarebbe stato mai così proibitivo parlare di rapporti amorosi tra consanguinei, mentre ora questi sono tabù sociali, relegati a miti, storie trasgressive e pornografia.

Ciò che più mi ha incuriosito di questo libro è stato il racconto di storie alle quali sono tanto affezionato, ma in un linguaggio semplice e allo stesso tempo elevato, che narra con grande precisione e meticolosità di eventi intricatissimi ma che accendono lampadine e cassetti in fondo al cuore a tutti, credo.

Forse l’unico punto dolente è proprio la lingua così “altolocata”, comprensibile per chi le storie narrate già le conosce, ma un po’ ostica per i neofiti; e sicuramente non sono favole che leggerei ad un bambino, tra sesso, uccisioni e ancora sesso! E ancora uccisioni.

di Francesco d’Onofrio

 

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