RECENSIONE DE “LA MADRE” DI GRAZIA DELEDDA

 

Quest’oggi vi parlo di un altro libro a tema “mamma”, un grande classico della letteratura italiana scritto dalla premio Nobel (prima premio Nobel donna, per essere precisi) Grazia Deledda, che s’intitola, neanche farlo apposta, “La madre”.

Ambientato nel secolo scorso, in un paesino fittizio sardo di nome Aar, racconta la storia di Maria Maddalena, anziana madre del parroco della città Paulo, che scopre di una segreta relazione amorosa del figlio con una giovane donna, e di tutti i problemi che questa comporta.

Il libro non è diviso in capitoli, ma solo in capoversi separati da una riga vuota, di solito differenziati o da un cambio del punto di vista o da un cambio di scena.

La figura della madre è quella dell’Italia di ormai cento anni fa, è una donna che si sente sempre e comunque meno dell’uomo, vive in una casa da serva, ha timore di imporsi troppo sul figlio ormai adulto, crede che stia facendo la scelta sbagliata per sé, per la ragazza di cui è innamorato, e per il paese, che si ritroverebbe per la seconda volta senza un parroco. Contemporaneamente si chiede perché suo figlio, che è sempre stato tanto buono e che merita la felicità più di tutti, dovrebbe essere costretto a non trovare l’amore.

kind-mother-according-horoscope-sign

Tutti i personaggi sono divisi, doppi nella loro persona e nelle loro intenzioni.

La madre, tra le sue prime azioni nel libro, parla con se stessa guardandosi nello specchio, poi vive il terribile conflitto tra quello che lei crede sia giusto e quello che invece farebbe la felicità del figlio, tra dovere e amore, tra fede e desiderio; in un certo momento si trova anche a difendere la reputazione della ragazza amata dal figlio, desiderando che lui possa stare con una donna e non eternamente legato a Dio e alla chiesa.

Paulo compie il suo dovere di parroco facendo la messa, portando l’estrema unzione ad un moribondo e addirittura curando una ragazza che sembrava posseduta dal demonio; insieme a questo, però, si sente continuamente in colpa verso tutto e tutti: come può portare la parola di Dio e scacciare il peccato quando lui stesso è così peccatore?

Anche il divino è sdoppiato: mentre la presenza di Dio è leggerissima, quasi impalpabile, il Diavolo si presenta come un vento che ulula tra le case di Aar, parla per bocca dello spirito del vecchio parroco morto, caduto nel peccato, e tenta continuamente la madre, il figlio e l’amante.

È un libro che consiglio a tutti. Sicuramente non è una lettura leggera, perché si parla di temi importanti e profondi, la scrittura è ovviamente quella del primo ‘900, e quindi ogni tanto usa parole desuete che possono stancare, ma se vi lasciate trasportare in quel mondo, tra le casette di questo paesino d’altri tempi, con le sue tradizioni e i suoi problemi, non potrete che restare soddisfatti.

di Francesco D’Onofrio

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...